Chartres

Materie:Tesina
Categoria:Arte

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Testo

Vista da lontano, la cattedrale di Notre Dame di Chartres sembra un vascello misterioso velato dalla distanza che naviga sulla distesa ondeggiante dei campi di grano. E solo all’ultimo momento, al di là del ciglio dell’ultima collina, che si rivela improvvisamente la città, distesa ai suoi piedi come una coperta lavorata a patchwork, con toppe di tetti punteggiati di tegole, pinnacoli, tetti aguzzi e campanili. Le strade strette, fiancheggiate da case in legno e malta di calce, scendono verso il fiume che è attraversato da una serie di ponti a schiena d’asino. E per queste strade tortuose e su questi ponti che per un millennio sono passati, salmodiando, i pellegrini che si recavano a rendere omaggio alla Regina dei Cieli nella sua dimora terrestre. Qui venne San Bernardo a bandire una Crociata e qui venne a farsi incoronare re il francese Enrico IV. Ed è qui che venivano gli studenti ad ascoltare l’insegnamento dei maestri di Chartres.
La storia di Chartres e della sua cattedrale
Dalle testimonianze archeologiche sappiamo che Autricum, la Chartres romana, costruita sulle rive del fiume Autura, ora Eure, era una città piuttosto importante, con un anfiteatro e due acquedotti. Ma non sappiamo nulla della sua storia religiosa, né della sua evangelizzazione da parte dei primi cristiani. Il primo riferimento ad una cattedrale è solo del 743, anno in cui Unaldo, duca di Aquitania, essendosi scontrato con i figli di Carlo Martello, saccheggiò la città distruggendone la cattedrale. La seconda cattedrale di cui si abbia notizia e fin da allora dedicata a Maria, fu bruciata da un vichingo, Hastings, che mise a ferro e fuoco la città nel 858. La terza, rapidamente costruita, fu probabilmente consacrata nell’876 quando Carlo il Calvo, nipote di Carlo Magno, donò a Chartres la famosa reliquia di Santa Camisia che ora si trova nel tesoro della cattedrale. Questo pezzo di tela che si credeva Maria avesse portato quando aveva dato alla luce Gesù, fece ben presto di Chartres uno fra i più famosi santuari, meta di pellegrinaggi, di tutta l’Europa medievale. Gli abitanti erano consapevoli che la reliquia non solo rappresentava una notevole fonte di reddito, ma che, grazie ad essa, essi stessi e la città erano protetti da Maria. Così, quando nel 911 Chartres venne assediata da un altro guerriero vichingo, Rollone, il vescovo, Gantelmo, portò in processione la reliquia sui bastioni della città. Questo fece sì che Rollone abbandonasse l’assedio, stipulasse la pace con il re Carlo III, si convertisse al cristianesimo e ricevesse l’investitura di primo duca di Normandia. Il suo discendente, Riccardo, duca di Normandia, approfittando in seguito dell’assenza di Teobaldo il Baro, il più famoso dei conti di Chartres, saccheggiò e bruciò quasi tutta la città nel 962. A quell’epoca le opere di difesa della città correvano in alto lungo la cresta della collina al di sopra del fiume Eure, estendendosi dalla cattedrale e dal castello dei conti fino al punto in cui oggi si trova l’abside della chiesa di Saint-Aignan. Il monastero di Saint-Pere-en-Vallèe, famoso per il suo insegnamento, si trovava però al di fuori delle mura della città. I monaci benedettini dovettero abbandonarlo durante la rivoluzione francese, ma la chiesa esiste ancora, benché il nome originario di Saint-Pere-en-Vallèe si sia trasformato in Saint-Pierre ( San Pietro ).
La fama intellettuale di Chartres aumentò con l’arrivo nel 990 di Fulberto, il “venerabile Socrate dell’Accademia di Chartres” , venuto ad insegnare alla scuola della cattedrale. Nei duecento anni successivi essa fu una delle massime istituzioni scolastiche dell’Europa medievale finché, con la fondazione dell’Università di Parigi nel 1215, non iniziò il suo declino. Sotto il vescovo Fulberto un grande incendio distrusse la cattedrale nel settembre del 1020. Entro il 1024 si era già completata una cripta nuova, grandissima, la più grande costruita in Francia ancor oggi. Con i capitali messi a disposizione da Roberto re di Francia, da Canuto re di Inghilterra e di Danimarca, da Guglielmo IV duca di Aquitania, da Riccardo duca di Normandia e da Eudes, conte di Chartres-Bois, la nuova cattedrale romanica era quasi ultimata alla morte di Fulberto nel 1028. Fu a causa di un altro incendio avvenuto nel 1030 che si dovette aspettare fino al 1037 per la cerimonia di consacrazione.
Un secolo più tardi, sotto i vescovi Goffredo di Leves ( 1115 – 1149 ) e Goslein de Musy ( 1149 – 1156) la cattedrale di Fulberto venne ampliata sul lato ovest, dapprima con la costruzione di una torre campanaria isolata a nord–ovest che in origine aveva una cuspide di legno. Poi nei decenni che seguirono si costruì la torre meridionale, con un’elegante cuspide ottagonale di pietra che si elevava altissima sulla chiesa di allora, assai più bassa di quella attuale. Le cripte vennero allungate per portarsi fino alle due nuove torri, fra le quali venne eretto un magnifico portale scolpito detto Portale dei Re. La schiera delle rigide figure del portale ovest sembra stia per cominciare a rappresentare uno dei misteri medievali; sui gradini della cattedrale e sopra le teste delle singole figure sono disposte oltre 200 figurine che narrano i grandi misteri della nascita e morte di Cristo, l’Ascensione e il ritorno in gloria alla fine dei tempi, con brevi intervalli per narrare le fatiche umili e intellettuali di questo mondo.
La cattedrale gotica

Nella notte del 10 giugno 1194 un altro incendio distrusse la città di Chartres e la cattedrale fu ridotta ad un ammasso di ceneri. Si salvarono solo le cripte, le due torri occidentali appena completate e il portale dei Re. Il resoconto viene da un libro del ‘300. Vi si narra che dapprima la gente fu presa da disperazione, pensando che la preziosa reliquia della Madonna fosse andata distrutta nell’incendio e che perciò la città avesse perso la protezione di Maria. Ma il terzo giorno il cardinale Melior, di Pisa, un ambasciatore del Papa, che si trovava a Chartres la notte dell’incendio, fece radunare la popolazione davanti alle rovine della cattedrale e, mentre esortava i fedeli a ricostruire un santuario nel nome di Maria, si vide apparire una processione che portava la reliquia sana e salva. Il cardinale proclamò allora che quello era un segno irrefutabile della volontà della Madonna di avere una chiesa ancora più splendida e questo fece rinascere subito un grande fervore di ricostruzione.
La popolazione andava alle cave di Bercher–les –Pierres, caricava pesanti blocchi di pietra sui carri e li trascinava per otto chilometri fino al cantiere della nuova cattedrale. Nei cinque anni che seguirono il vescovo Regnaud de Mouçon e il Capitolo della cattedrale rinunciarono alla maggior parte del loro cospicuo reddito per aiutare la ricostruzione. Il re Filippo Augusto, recatosi a Chartres nel 1210, fornì loro ogni anno i fondi necessari alla costruzione del portale Nord e lo stesso fece suo figlio Luigi VIII, alla moglie del quale, Bianca di Pastiglia, regina di Francia dal 1226 al 1236, si deve il dono del rosone della vetrata settentrionale e delle ogive. San Luigi, loro figlio, fece dono della parete divisoria fra la navata e il coro, disgraziatamente demolita nel XVIII secolo.
Riccardo Cuor di Leone, benché in guerra con Filippo Augusto, permise al clero di raccogliere offerte in Inghilterra. Altri benefattori furono un re di Pastiglia, probabilmente Ferdinando III, che è ritratto in una delle vetrate del rosone del coro, insieme al principe Luigi di Francia, figlio di Filippo Augusto ed altri cavalieri in arcione, tutti rivolti ad Oriente, come in punto di partire per una crociata in Terra Santa e recanti gli stemmi nobiliari dei Beaumont, dei Courtenay e dei Montfort. Pierre Monclerc , conte di Dreux e duca di Bretagna, fece dono del rosone meridionale ed è raffigurato insieme ad altri membri della sua famiglia vicino al suo stemma nobiliare. Altre vetrate del coro furono donate da Thibault VI, conte di Chartres.
La cripta romanica e l’architettura gotica
La cripta di Fulberto del XI secolo venne rafforzata, soprattutto nell’abside, con il raddoppio del muro intorno alle tre ampie cappelle a volta di botte e con l’aggiunta alla fine del 1100 delle cappelle con volta a costola. L’alternarsi nella cripta delle cappelle gotiche e di quelle romaniche ampie, determinò sia la forma semicircolare dell’abside della cattedrale gotica sovrastante sia la disposizione a raggiera delle cappelle, mentre le lunghe gallerie dalle volte a costoloni sottostanti le navate della cattedrale gotica ne determinarono l’ampiezza e l’orientamento. Quanto alla lunghezza, essa è dovuta alla decisione di conservare il portale dei Re del 1110 e le torri che lo fiancheggiavano. Gli architetti gotici fecero il lavoro di espansione in due modi : prima con l’aggiunta di un vasto transetto, cosicché la pianta formasse simbolicamente una croce latina, e poi costruendo in altezza.
Lo spazio interno è articolato su tre ordini, con le arcate, il triforio e la parete finestrata. Il piano inferiore, o arcata, è costituito da una serie di archi a sesto acuto nella navata, nel transetto e nel coro. Essi sorreggono il triforio, uno stretto loggiato orizzontale con una fila di eleganti colonnine che sostituiscono i pesanti matronei delle cattedrali più antiche. La parete finestrata prende luce da una serie di ogive, sormontate da un piccolo rosone.
Le nervature a croce, con tonde pietre scolpite nell’incavo, dividono il soffitto in volte rettangolari quadripartite. Nel punto in cui le nervature e gli archi trasversali si appoggiano sulla fiancata dell’edificio, gli archi rampanti esterni ne neutralizzano la spinta. Questa realizzazione permise non solo di costruire un edificio più alto, ma anche di aprire le pareti come prima mai nessuno avrebbe osato fare e di riempirle con le vetrate per farle sembrare come le mura della Gerusalemme celeste “ornate di ogni sorta di pietre preziose” ( Apocalisse XXI, 19-20 ).
Le vetrate
Le finestre ad ogiva del lato occidentale, del 1150 circa, la famosa vetrata di Notre-Dame-de la Belle Verriere, del 1180 circa, e le 150 e più finestre dell’inizio del 200 formano il complesso di vetrate medievali di gran lunga più completo e sono una testimonianza senza eguali della vita e della fede del MedioEvo.
Incastonate come giganteschi codici miniati nelle pareti di calcare di Bercheres, le vetrate di Chartres sono popolate di re, di principi, di gentildonne di corte in sontuosi abiti di seta e di ermellino e mantelli d’oro. Ci sono cavalieri in armatura e sacerdoti con preziosi vestimenti talari ricamati d’azzurro, di rubino, di giallo e di smeraldo. I contadini con ruvide vesti di tela, con il cappuccio sollevato per proteggersi dai freddi venti di marzo, oppure nudi fino alla cintola per la mietitura d’agosto, sono colti e immortalati per sempre nelle loro attività stagionali, così come gli artigiani, che, con utensili in mano, scolpiscono la pietra o tessono o lavorano il legno nelle loro botteghe, per l’eternità. Pescivendoli sotto un pittoresco ombrellone, macellai e panettieri che vendono le loro merci, pellicciai e mercanti di stoffe che mostrano orgogliosamente le loro mercanzie; un maniscalco ferra un cavallo tenuto fermo da un’impalcatura di legno, un calzolaio mette lacci agli stivali e un vignaiolo pota la sua vigna.
i narrano storie di imprese eroiche: di come Carlo Magno sconfisse i Mori e Orlando uccise in battaglia l’infedele Farraguto; le vite esemplari della leggenda aurea illustrano le virtù necessarie per trionfare sulla condizione umana e entrare nella vita eterna. San Nicola e San Martino, ad esempio, illustrano la carità; Maria Maddalena e San Giuliano, peccatori pentiti, ricevono la ricompensa nel regno dei cieli. Le implicazioni morali di queste vetrate erano comprensibili a tutti, mentre le interpretazioni delle finestre bibliche, essendo assai più complesse, potevano essere comprese appieno solo dai dotti che vi si erano familiarizzati attraverso le esegesi dei padri della chiesa come Sant’Agostino, San Girolamo e Sant’Ambrogio di Milano oppure di antichi commentatori come il venerabile Beda e Isidoro di Siviglia. Quindi Noè come salvatore, Giuseppe tradito che perdona, Davide nuovo re dei Giudei, Mosè che dà le tavole della legge e Salomone, sono tutte prefigurazioni del Cristo. Anche le parabole come quella del buon samaritano venivano interpretate in modo analogo. Così, secondo il venerabile Beda, l’uomo ferito per la strada rappresenta l’umanità ferita dal peccato di Adamo ed Eva, il samaritano è Cristo Redentore, la locanda è la Chiesa e la promessa del ritorno e del riscatto dei debiti rappresenta il giorno del Giudizio.
Le sculture del XIII secolo
Come attori pietrificati del primo 200, le statue dei portali nord e sud interpretano la Divina Commedia, dalla genesi alla fine del mondo, dalla creazione e dal peccato originale al Giudizio Universale, dal Paradiso Perduto al Paradiso Riguadagnato.
Il ciclo della creazione è splendidamente scolpito nei due archivolti esterni della campata centrale del Portale nord, partendo dal lato sinistro, con Dio che crea Adamo, e Eva alla sommità. Il peccato originale è narrato sul lato destro e culmina con la cacciata di Adamo e Eva dal Paradiso terrestre.
Sotto, nella stessa campata centrale, le figure sul montante sinistro prefigurano, o preannunciano il sacrificio di Gesù, il secondo Adamo. Le figure sono, da sinistra a destra: Melchisedec, come Cristo sacerdote e re, che tiene un calice contenente pane e vino; Abramo che si appresta a immolare il figlio Isacco, così come Gesù sarebbe in seguito stato sacrificato dal Padre; Mosè, il legislatore, che addita il serpente di bronzo, con cui aveva guarito le persone morse dalle serpi velenosi nel deserto e perciò un simbolo di Cristo sulla croce; Aronne che uccide un agnello, un altro simbolo del sacrificio, un altro simbolo del sacrificio di Cristo, e infine, il re Davide, profeta della passione di Cristo che porta la lancia e la corona di spine.
A destra, sul lato opposto, sono Isaia e Geremia, i profeti del Vecchio Testamento, e Simeone che disse a Maria, “una lancia trafiggerà anche il tuo cuore”; segue la figura stanca, di Giovanni Battista, che addita l’Agnello del Sacrificio, e infine Pietro con la chiavi in piedi sopra una roccia. Il suo calice (infranto) adesso contiene il sangue e il corpo di Cristo.
Le figure centrali, sul pilastro mediano, sono i genitori di Maria, Anna e Gioacchino, e sopra la centrale sono scolpite le scene della morte e dell’Assunzione della Vergine e l’incoronazione in Paradiso. La campata destra contiene altre figure del Vecchio Testamento, Baalam e l’asina, la Regina di Saba e Salomone a sinistra, e Gesù ben Sirach , Giuditta e Giuseppe a destra.
Le scene della natività sono nella campata sinistra con l’Annunciazione e la Visitazione sui due lati della porta. La nascita di Gesù e l’adorazione dei Magi sono scolpite sull’architrave e sul timpano al di sopra della porta. Il piano delle sculture del portale sud è chiarissimo. Gesù con la mano sollevata, che insegna, è la figura centrale. Ai Suoi lati sono i 12 apostoli che propagarono i Suoi insegnamenti, mentre alla Sua destra sono i martiri e alla Sua sinistra sono i Santi.
Questo vasto programma iconografico culmina in alto con la seconda venuta di Cristo per giudicare i vivi e i morti. Le anime redente guadagnano il Paradiso e quelle dannate bruciano nelle fiamme dell’Inferno.
Se alla gente del Medioevo le vetrate ricordavano le pietre preziose, che adornano le mura della città di Dio, secondo la descrizione di San Giovanni, i portali scolpiti e i portici esterni, riccamente decorati e dipinti, le porte di questa città, costruita sulla terra, rappresentano le Porte del Paradiso. Questa non è un’esagerazione, perché nel Medioevo, nel giorno della consacrazione, una nuova chiesa veniva paragonata alla Gerusalemme Celeste, e venivano letti ai fedeli passi pertinenti tratti dal libro dell’Apocalisse.
Il progetto di costruzione di nove campanili fu abbandonato e il 17 o il 24 ottobre 1260, indubbiamente in un’atmosfera di grande tripudio e sfarzo, la nuova cattedrale, degna dimora della Regina del Cielo, fu consacrata alla Madonna Assunta.

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