La coltura agroindustriale del pomodoro

Materie:Tesina
Categoria:Agronomia

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Testo

Ricerca sulla coltura agroindustriale del pomodoro.
Questo tipo di coltura è principalmente sviluppato in Puglia, nell’Emilia Romagna, nella Campania, nella maremma tosco-laziale e non solo anche nel bacino mediterraneo.
Esistono moltissime varietà rispetto al passato, ma poiché nessuna varietà è in grado di garantire una completa soddisfazione alle esigenze richieste, sono state messe appunto delle liste varietali (A, B e quelle emergenti) col fine di agevolare il compromesso tra esigenze di redditività, qualità, resistenza agli agenti patogeni e alla pianificazione colturale. Ecco due varietà di liste diverse:
Lista A
Bridage: Ibrido vigoroso, coprente, con buona produttività e buona concentrazione di maturazione, presenta bacche o frutti di media pezzatura con un’ottima uniformità della colorazione, risultano buoni anche il PH e il colore. Questa varietà può resistere o tollerare il Fusarium e il Verticillium. Inoltre può presentare problemi di spaccatura e di tenuta costringendoci a raccogliere per tempo; ma nonostante ciò è consigliata per trapianti medi o precoci dai quali raccoglieremo pomodori idonei per polpe e concentrati.
Lista B
Amur: Ibrido anch’esso coprente, di media vigoria e buona produttività, presenta colori discreti e un PH ottimo. Ha una buon’acidità del succo ed è idoneo per concentrati e con riserva polpe. È una varietà consigliata per trapianti in un’epoca media con ciclo medio-precoce. Può anch’essa resistere o tollerare il fusarium e il verticillium.
Tecniche colturali utilizzate.
Terreno:
Il pomodoro predilige terreni con ph fra il neutro ed il sub-acido, anche se tollera bene anche gli ambienti sub-alcalini. I terreni migliori sono quelli di medio impasto con una buona dotazione di sostanza organica e la struttura del terreno deve permettere un buono sviluppo radicale ed evitare ristagni idrici.
Clima:
La temperatura minima di sopravvivenza si aggira attorno a -2 °C, mentre quella utile per la crescita è superiore ai 10°C con valori notturni tra 13 e 16°C e valori diurni tra 21 e 25°C. La crescita rallenta solo al raggiungimento dei 30 °C, ma superati i 35°C si arresta definitivamente creando seri problemi nella fase d’allegagione.
Avvicendamento
Per poter evitare l’accumulo di patogeni nel terreno, la concentrazione delle infestanti e l’impoverimento del terreno stesso, si attua un’adeguata rotazione colturale. Tra una coltura e l’altra di pomodoro nello stesso appezzamento, è bene lasciare il terreno a riposo per tre o quattro anni in modo da distruggere il potenziale di inoculo del patogeno che finirà per morire. La coltura più adatta a quest’alternanza è il frumento, anche se è abbastanza adatta pure la bietola; oppure si può fare la coltivazione di un prato, ma può portare a problemi dovuti agli insetti terricoli.
Preparazione del Terreno
Per soddisfare le necessità strutturali richieste dalle radici, il terreno richiede un’aratura profonda. L’aratura deve essere eseguita in estate con profondità di 50-60 cm. Le operazioni che saranno svolte in seguito, dovranno permettere l’interramento degli elementi nutritivi quindi dovranno sminuzzare molto bene la superficie. Il livellamento dovrà risultare buono in modo da evitare ristagni idrici e permettere la raccolta, inoltre durante la coltura saranno utili le operazioni di sarchiatura e fresatura interfilari.
Concimazioni
La concimazione azotata andrà curata con una certa attenzione, poiché l’eccesso porta ad una vigoria troppo elevata, suscettibilità agli attacchi fungini, scolarità di maturazione e peggioramento delle caratteristiche qualitative. Le dosi normalmente consigliate sono di circa 90-120 unità/ha.
Il fosforo influisce in modo positivo sulla precocità, sulla contemporaneità di maturazione e sulle caratteristiche qualitative del frutto. Di solito, non bisogna superare le 200 unità/ha in terreni normalmente dotati, e le 100 unità/ha in quei terreni che risultano sub-acidi e carenti di calcio. La distribuzione va eseguita prima dell’impianto interrando concime. Il più delle volte viene distribuito sotto forma di solfato potassico con la possibilità di un intervento in copertura con nitrato; quindi nei terreni in cui la dotazione di potassio è buona, è necessario non superare le 150-200 unità/ha; peraltro gli apporti hanno più la funzione di mantenere la fertilità del suolo che avvantaggiare la coltura.
Irrigazione
L’irrigazione è necessaria per l’incremento di resa, per la produttività nel tempo e per la concentrazione della maturazione eliminando così i marciumi apicali delle bacche. Vanno effettuate sempre, tranne che nelle annate di eccessiva ed eccezionale piovosità. Nei terreni argillosi con delle falde estive di 160-190 cm circa, il volume stagionale irriguo ottimale si aggira su i 120-150 mm, distribuiti in 3 o 4 interventi irrigui per aspersione.
Impianto
L’epoca di semina va da metà marzo a tutto aprile; la profondità varia da 2 a 3 cm nei terreni argillosi, mentre varia da 4 a 5 cm nei terreni sciolti.
Per la semina si possono utilizzare due sistemi:
• L’impianto tradizionale che prevede la distribuzione di un quantitativo ingente di semi (1-3 Kg/ha) e il successivo diradamento. Oggi è ormai abbandonato per gli elevati costi di diradamento.
• L’impianto di precisione che permette di avere le piante già ad una determinata distanza con maturazione contemporanea.
Il trapianto in campo si effettua quando le piante hanno 3-5 foglie, sono alte circa 10-15 cm, sono sane e robuste.
A partire dalla metà d’aprile fino alla terza decade di maggio per velocizzare il trapianto si pongono a dimora da 25.000 a 45.000 piante/ha per mezzo di trapiantatrici semiautomatiche o automatiche. La densità, varia in funzione alla cultivar trapiantata, alla produzione, alla destinazione industriale, al tipo di terreno e all’area di coltivazione.
Raccolta
La raccolta ormai viene fatta meccanicamente con l’utilizzo di macchine trainate o semoventi. La scelta del mezzo viene fatta in base ad alcuni fattori: l’organizzazione aziendale, la pedologia del terreno, la valutazione economica e la qualità del prodotto. Di solito, le aziende di media ampiezza acquistano macchine trainate, mentre i controterzisti e le grandi aziende acquistano quelle semoventi.
Raccolta meccanica del pomodoro da industria.
In base alla destinazione del prodotto si possono fare delle distinzioni:
In base alla qualità dei frutti, alla forma e alla dimensione, si può classificare l’utilizzo, in altre parole:
• Per la produzione di concentrato sono adatte bacche con qualsiasi morfologia purché siano a maturazione completa, senza lesioni biotiche e abiotiche e senza insediamenti microbici.
• Per la produzione di pelati, invece occorrono bacche di forma allungata di peso superiore ai 20 g, con maturazione uniforme con polpa di buona consistenza e senza lesioni biotiche e abiotiche.
• Passata di pomodoro, quindi vengono selezionati pomodori ricchi di fibre e pectine in modo da amalgamarsi con la pasta.
Poi per quanto riguarda il succo di pomodoro e i pelati non interi sono raggruppati in tre categorie:
• Polpe a grana e pezzatura più o meno grossolana ottenute da pomodori contemporaneamente pelati e spremuti
• Triturati e polpe ottenuti da pomodori pelati che sono stati eventualmente privati dei semi e del liquido “placentare”
• Pomodori tagliati con forme e dimensioni dei pezzi predeterminati ottenuti da frutti preliminarmente pelati che in base al taglio possono essere suddivisi in: cubettati, fettine e filetti.
Il cubettato sta sostituendo il pelato classico da cui differisce non essendo legato alla forma del frutto, infatti questo è caratterizzato soltanto da una consistenza elevata e da un rilevante spessore della polpa.
29/05/2004
A.S. 2003/2004
Classe 4ª B
Rauggi Dalila

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