Sistema agricolo

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Categoria:Agraria

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Dall’età romana al XVII secolo

L’innovazione agricola fu + veloce in occidente rispetto a quella dell’oriente.
Il sistema agricolo dell’impero romano era assai avanzato come lo era anche il commercio. Il fondamento di questa economia era costituito dalle grandi aziende agricole schiavili, che producevano prodotti di gran pregio per l’epoca come olio, vino, frutta e ortaggi. Questi prodotti erano destinati ai grandi mercati urbani. Altre vasti aree come la Sicilia e il Nordafrica furono dedicate alla coltura di grano e cereali in genere. Indispensabile era anche la fitta rete commerciale romana che permetteva a questi prodotti di essere commercializzati in tutto l’impero.
Alla caduta dell’impero romano caddero anche questi tipi di coltivazioni. Al posto delle aziende schiavili nacquero le “ville”. Queste erano sotto il dominio di un unico grande signore e i prodotti ottenuti servivano solo per il sostentamento della comunità agricola locale. Questa agricoltura di sussistenza portò all’abbandono di molti terreni e gli scambi subirono una grande diminuzione.
Nel XI il ripristino di una forte politica favorì in europa una ripresa, nacque così la rivoluzione agraria. In questo periodo aumentò nuovamente la produzione di prodotti alimentari e vi fu una notevole espansione demografica. In questo periodo nacque la carruca, un aratro di ferro che permetteva di smuovere il terreno in profondità, permettendo così un minore indebolimento del terreno e quindi una semina + proficua. Migliorarono perfino le condizioni di lavoro a cui erano sottoposti gli animali.
Si ebbe il cambiamento dal maggese biennale che prevede la divisione del terreno in due parti coltivabili alternativamente, alla rotazione triennale, in cui si divideva il terreno in 3 parti, uno per una coltura autunnale, una primaverile e una lasciata incolta.
In questo periodo si cominciò a sfruttare anche l’energia eolica e idraulica per azionare i mulini.
Tutte queste innovazioni portarono ad un abbattimento di molte foreste per far posto a nuovo terreno coltivabile.
Tra il 14 e il 15 secolo ci furono una serie di fattori quali carestie e pestilenze che impoverirono nuovamente il settore primario, che si riprese solo nel 16 secolo.
In questo periodo grazie alla scoperta dell’america furono importate nuove colture. Nacque in questo periodo il lavoro salariato, cominciò a scomparire il servaggio. In inghilterra vi fu un’importante cambiamento, dai campi chiusi si passo alle recinzioni, un’iniziazione della odierna proprietà privata.

DALLA RIVOLUZIONE AGRICOLA DEL XVIII SECOLO AI GIORNI NOSTRI

A partire dal 700 furono importanti le colture dell’america, ricordiamo soprattutto in brasile la canna da zucchero, caffè , cacao, tabacco e cotone.
La coltura di piantagione si serviva di schiavi importati dall’africa e i prodotti erano destinati al mercato europeo. Questo tipo di coltura fu importato anche in asia dai coloni. Cmq in tutti questi territori fu sostituito il maggese a colture di rotazione, permettendo quindi una miglioria del raccolto e un minor impoverimento del terreno.
Pian piano il bestiame non fu + allevato nei campi aperti ma nelle stalle. Si cominciarono a selezionare le sementi per un raccolto migliore.
Di rilevante importanza fu l’introduzione dei concimi chimici e di nuovi sistemi di irrigazione.
Nell’800 fu importante la coltura della patata.
In questo secolo si passo inoltre dalla coltura estensiva a quella intensiva, volta al massimo sfruttamento del terreno.
La rivoluzione agricola portò anche alcuni problemi, come l’introduzione di nuovi macchinari e il conseguente licenziamento di manodopera che si riversò nelle metropoli.
Nel 900 sono stati creati antiparassitari e diserbanti di sintesi e si è accentuata la meccanizzazione di molte mansioni agricole.
Inoltre negli ultimi decenni si è sviluppata l’ingegneria genetica, che modificando i geni dei semi, permette a molte piante di essere immuni a molti parassiti. Vi è stata anche l’introduzione di molti ibridi, che migliorano nuovamente la resa dei raccolti.
Tutti queste innovazioni sono sotto il nome di un’agricoltura capitalistica.

LA RIVOLUZIONE VERDE
Negli anni 50 si sviluppò la cosiddetta rivoluzione verde. Questa nacque perchè nacque il bisogno di modificare specie vegetali e animali al fine di ottenere migliori risultati ed ebbe i migliori risultati soprattutto in cina, giappone e india.
La prima modifica fu effettuata sul mais dal premio nobel Borlang che riuscì a produrre ibridi che permettevano una resa + elevata. La seconda modifica fu effettuata sul riso.
Esistono oggi al mondo diversi enti per la salvaguardia di queste modifiche. La rivoluzione verde è anche caratterizzata dall’elevato uso di fertilizzanti di sintesi e di nuovi metodi di irrigazione.
I nuovi ibridi però sono + facilmente attaccabili dai parassiti e per questo si è sviluppato il bisogno di usare sempre + antiparassitari e diserbanti. Questo ha portato ad un elevato costo di produzione per i prodotti agricoli.
Il settore primario è strettamente legato a quello secondario, sia per il reperimento di macchinari, ma anche per la lavorazione dei prodotti agricolo. Infatti una volta raccolti i prodotti agricoli, questi passano direttamente all’industria agroalimentare. In questo sono avvantagggiate soprattutto le grandi multinazionali, e le piccole aziende tendono sempre + a riunirsi per formare grandi aziende.
La rivoluzione verde ha apportato circa l’80% in + di prodotti agricoli, ma ha aumentato fortemente la disoccupazione agricola dovuta all’uso di macchinari.

IL TRIONFO DELLA CHIMICA E DELLA MECCANIZZAZIONE + AVANZATA.
Per quanto riguarda la distribuzione delle macchine agricole nel mondo troviamo 3 situazioni diverse:
stati uniti e canada che hanno colture estensive, ma non hanno una concentrazione di macchine agricole molto elevata
europa concentrazione elevatissima
paesi poveri quasi assenza delle macchine agricole.
Importante è stata anche l’introduzione dell’elettronica e della tecnologia spaziale. Queste hanno portato alla robotizzazzione di molte funzioni agricole quale la scelta del miglior prodotto e lo ripongono automaticamente in dei vassoi.
Per quanto riguarda la chimica agricola, questa è iniziata quando sono apparsi in norvegia i concimi azotati, per cercare di reintegrare le sostanze sottratte al terreno con le colture.
Nel 900 sono nati i concimi chimici, diversi a seconda delle colture a cui sono dedicati.
Diserbanti, antiparassitari e fitofarmaci hanno aumentato ulteriormente le rese, aumentando la difesa dai parassiti .
Questi concimi stanno però inquinando enormemente l’ambiente e così si cerca di sostituirli con i biopesticidi.

INCIDENZA DELL’AGRICOLTURA SUL PIL
L’incidenza dell’agricoltura sull’economia dei paesi è diversa a seconda se questi sono nel sud o nel nord del mondo.
Nei paesi del nord il peso del settore agricolo nel PIL è del 10%. Questo non incide quindi in modo elevato, ma l’agricoltura produce pur dei profitti molto alti, ma cmq superati da quelli che derivano in questo paese dall’industria e dai servizi.
In america latina il PIL rappresentato dalla settore agricolo rappresenta circa il 10-25% del totale nazionale.
Nei paesi africani e del medio oriente accompagnati da quelli dell’est il PIL è elevato, ma non il settore agricolo non crea particolari ricchezze.
I CONDIZIONAMENTI NATURALI
Il terreno coltivato attualmente è di circa il 10% delle terre emerse. Questo è dovuto soprattutto ai condizionamenti naturali che a volte impediscono all’uomo di coltivare appezzamenti di terreno.
Questo dipende soprattutto dal clima e da come si distribuisce la luce solare nel globo.
Primo fattore importante è la temperatura che è data da 2 dati significativi:
la latitudine e l’altitudine.
I raggi solari nella zona intertropicale sono sempre forti, per tutto l’anno e quindi la temperatura si mantiene pressochè su valori elevati.
Alle medie latitudini i raggi solari cadono ancora abbastanza dritti, anche se ci sono evidenti escursioni tra notte e dì e tra una stagione e l’altra. La differenza di luce e di notte cambia di stagione a stagione, quindi le piante devono alternare periodi di vegetazione a periodi di letargo.
La latitudine condiziona quindi non solo la vegetazione naturale, ma anche le colture praticate dall’uomo.
L’altitudine è la distanza di un punto dal livello del mare e anche questa incide sulla vegetazione spontanea e sulle colture dell’uomo.
Un altro fattore è quello della presenza dell’acqua. La zona + piovosa del mondo è quella posta nei pressi dell’equatore.
Anche la fertilità del terreno è un’importante fattore, le terre + fertili sono quelle nere, ricche di carbone e quelle friabili.
Un’ultimo importante fattore è quello delle patologie che possono colpire gli animali o la vegetazione.
LA RISORSA ANTROPICA AI CONDIZIONAMENTI NATURALI
L’uomo ha cercato di migliorare le condizioni della coltivabilità qualora essa sia insufficiente.
La prima operazione dell’uomo sul suolo per sottrarre terreno alle steppe e alle savane fu la combustione della vegetazione spontanea, il debbio, e avvenne nel neolitico.
In seguito in mesopotamia vi fu una bonifica idraulica avvenuta con dighe e la bonifica di alcune paludi.
In olanda sono state costruite numerose dighe per sottrarre terreno al mare. Questa pratica ha anche permesso di allontanare alcune malattie.
Oggi purtroppo è molto praticata la desertificazione. Importante è anche la coltura a terrazzamenti, che permette la coltivazione anche su colline e montagne.
Importante è anche la concimazione che può avvenire con concimi naturali(vegetali o animali) o con concimi chimici.
È ancora importante l’irrigazione in cui l’acqua viene attinta da fiumi, laghi o da pozzi.

AGRICOLTURA DI SUSSISTENZA
È caratteristica dei paesi + poveri. I prodotti agricoli servono solo per l’autoconsumo. Quindi non c’è nessuna forma di scambio, ne in baratto ne in moneta. Questa in pratica serve solo per la sopravvivenza di chi la pratica o al limite al minimo scambio a livello locale per ottenere quei prodotti che non sono coltivati.
I metodi usati per la coltivazione sono ancora quelli primitivi, come i bastoni e le zappe.
Importante in questo tipo di attività è il ruolo della donna. A lei spetta accudire la casa, i figli e l’allevamento degli animali.
Nelle foreste equatoriali
Sono presenti le forme + arcaiche di questa agricoltura. Si ricorre al debbio come unico fertilizzante naturale e le popolazioni che la praticano sono spesso costrette a spostarsi per l’esaurimento della fertilità dei terreni coltivati.
Area monsonica
Qui viene coltivato soprattutto il riso, grazie alla grande quantità d’acqua. Spesso le rese sono scarsissime.
Area a clima secco
Qui si coltivano cereali
Oasi
Si coltivano i cereali e si sfruttano le risorse idriche delle falde acquifere.
AGRICOLTURA CAPITALISTICA ED ESTENSIVA
È praticata soprattutto nei grandi paesi industrializzati ed è caratterizzata dalle vaste dimensioni territoriali di ogni singola azienda. Vengono coltivati grandi appezzamenti di terreno per ottenere grandi quantità di un solo prodotto e una volta impoverito questo viene lasciato a riposo.
Questo tipo di agricoltura venne stabilita durante la colonizzazione e si sviluppò maggiormente durante la rivoluzione industriale, che la agevolò per l’uso dei macchinari a discapito però della manodopera.
Inoltre l’agricoltura è molto legata all’industria per le industrie di trasformazione.
L’AGRICOLTURA COMMERCIALE DELLE ZONE TEMPERATE
L’agricoltura intensiva praticata su piccoli appezzamenti di terreno. Di conseguenza si cerca di sfruttare il massimo possibile.
Questa viene pratica con:
gestione di famiglia
gestione di affitto
gestione mista
mezzadria(ormai scomparsa)
è molto meccanizzata e l’uso di antiparassitari è molto sviluppato. Sono molto usati anche i concimi.
Purtroppo questo tipo di coltivazione ha aumentato il fenomeno dell’urbanizzazione, anche perchè la resa non è elevata. Per questo durante gli ultimi anni sono intervenuti enti come il FEOGA, AIMA che hanno stabilito dei prezzi minimi per i prodotti e distruggendo alcune derrate alimentari per evitare che il prezzo diminuisca troppo. Inoltre sono stati spesso distribuiti incentivi e sovvenzioni per gli agricoltori.
AGRICOLTURA DI PIANTAGIONE
Questa è praticata soprattutto nelle ex colonie. In queste zone vengono coltivate soprattutto le piante tropicali, come caffè, tabacco, the, zucchero.
AGRICOLTURA COLLETTIVIZZATA
L’agricoltura collettivizzata si è sviluppata soprattutto nei paesi dove ha regnato per anni il regime socialista. 2 sono i casi + importanti che hanno condizionato anche il settore primario:
Quello dell’ex URSS, ora CSI
C’erano 2 tipi di aziende che facevano comunque entrambe capo allo stato, ed erano strettamente collegate ad esso. Tutti i profitti erano per lo stato.
Sovkoz coloro che vi lavoravano erano dei veri e propri dipendenti statali. In queste aziende si allevavano anche animali.
Kolkoz erano aziende cooperative che avevano ottenuto dallo stato la gestione delle terre. Una parte di terreno dei kolkoz era coltivata da tutti e con mezzi comuni, un’altra parte era suddivisa per tutte le famiglie, e ognuna si coltivava la sua.
Questo tipo di agricoltura però si è sempre + indebolita negli anni, e una grande pecca di questo sistema era che i prodotti non venivano distribuiti in modo omogeneo su tutto il territorio.
Quello in cina
Negli anni quaranta lo stato era in grande crisi, soprattutto per quanto riguarda il settore agricolo. Grazie all’istituzione della repubblica cinese vennero sostituite le cooperative alle comuni, grandi appezzamenti di terreno gestite in modo collettivo dalle persone divise in squadre e brigate.
Negli anni 80 le comuni furono suddivise in tanti appezzamenti quanti erano le famiglie e date in gestione a quest’ultime. Attualmente i risultati sono ottimi, anche se l’agricoltura cinese non è meccanizzata. I difetti di questo tipo di agricoltura furono la rigidità della pianificazione e inoltre non vi erano premi per i + meritevoli.

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