Impianto di un vigneto D.O.C.

Materie:Appunti
Categoria:Agraria
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Testo

IMPIANTO DI UN VIGNETO D.O.C. E PREVIE SCELTE AGRONOMICHE E TECNICHE

La zona in cui si vuole impiantare il vigneto è collocata nel Lazio e precisamente lungo il confine tra Albano e Ariccia nella zona D.O.C. denotata con il nome di “Colli Albani”.
Questo territorio, facilmente raggiungibile tramite la strada statale Tuscolana e numerose strade locali, è particolarmente indicato per la viticoltura in quanto presenta un ambiente pedo-climatico che risponde appieno alle esigenze della specie. I lotti sono in prevalenza a giacitura collinare, quindi ben drenati, con esposizione soleggiata a sud-ovest, giusta illuminazione e altitudini inferiori agli 800 m.
Il terreno è di medio impasto tendente all’argilloso, con presenza di ciottoli in superficie, ma fresco, fertile e profondo, e , infine, non presenta problemi di calcare attivo. La sostanza è in quantitativi più che sufficienti, e anche tutti i macro e micro-elementi sono presenti in maniera proporzionata e idonea ai fabbisogni della vite.
L’unico problema riscontrato dalla recente analisi chimico-fisica del terreno eseguita a vasto raggio nell’intera zona è l’elevata acidità dei terreni, che comunque rimane sempre nei limiti della tollerabilità.
I terreni sono sistemati prevalentemente a rittochino, ma sono presenti alcuni appezzamenti con sistemazione a spina.
La zona presenta un clima temperato, ventilato, sub-umido con regime pluviometrico di 820 mm/annui, e temperature che raggiungono largamente le soglie minime necessarie alla vite nel corso di tutte le fasi fenologiche. Unico problema del clima sono le possibili nevicate invernali, che comunque non provocano danni in quanto trovano le piante in riposo vegetativo e quindi preparate ad accogliere tale fenomeno.
Un altro elemento che ha determinato la scelta di avviare il vigneto è stato la grande presenza e reperibilità a basso costo di maestranza specializzata e generica.
Infine, si è notata l’importanza di cantine sociali presenti in tale zona, le quali garantiscono un rapido e sicuro smaltimento delle produzioni e di un Istituto di Credito con il quale allacciare un rapporto di collaborazione.
Descritta la zona si può procedere ad illustrare la tecnica di impianto del vitigno, ma solo dopo aver eseguito le fondamentali scelte agronomiche per quanto riguarda la Cv, il portainnesto, la forma di allevamento e il sesto d’impianto.
La scelta della Cv è stata risolta tramite l’utilizzo delle liste varietali, le quali hanno dimostrato l’efficacia e l’ottima adattabilità delle varie Malvasie del Lazio innestate su K5BB, il quale è affine ai terreni della zona e garantisce produzioni qualitativamente e quantitativamente soddisfacenti. La forma di allevamento prescelta è la cortina semplice, in quanto si è vista l’efficacia e la convenienza economica nel meccanizzare le operazioni di cure colturali, potatura e raccolta. Il sesto d’impianto scelto è 2,5 tra le file e 1,5 m sulla fila con un investimento di 2666 piante/ha e una carica totale di gemme di 65000 gemme/ha.
Eseguite le scelte agronomiche, dopo l’attenta analisi pedo-climatica della zona sopra descritta, si avvia la fase di preparazione del terreno che dovrà ospitare il nuovo vigneto. La preparazione del terreno prevede la risoluzione di alcuni problematiche attraverso la selezione e l’attuazione di scelte tecniche.La prima scelta tecnica è stata quella di adottare una lavorazione a 2 strati, cioè una scarificatura profonda a 1 m e un’aratura a 40-50 cm. Successivamente o contemporaneamente, a queste operazione possono essere eseguite la concimazione di fondo e l’erpicatura, in modo che il terreno raggiunga le soglie minime di fertilità nel casi in cui si sia riscontrata una deficienza si S.O. o di alcun elemento. Infine l’erpicatura provvederà a affinare ulteriormente il terreno, in modo da facilitare l’operazione di trapianto delle barbatelle di materiale certificato preventivamente ordinate in vivaio. La scelta di materiale certificato è obbligata, in quanto si intende produrre vino D.O.C. e quindi si deve sottostare alle indicazioni dei Disciplinari di produzioni, i quali aboliscono totalmente l’utilizzo di materiale standard, cioè non derivato da selezione clonale.
Eseguita l’erpicatura e una eventuale rullatura si provvederà a eseguire le sistemazioni idrauliche tramite affossatura e la creazione di scoline laterali. Eseguite tali operazione si passerà al tracciamento dei sesti d’impianto e successiva palificazione con pali in cemento precompresso di altezza 2,8 m e filo zincato plastificato in modo da ridurre i costi di manuntezione. Eseguita la palificazione si attende il periodo autunnale, in quanto risulta essere il momento più indicato per eseguire il trapianto meccanico delle barbatelle previa tolettatura delle stesse.

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